Il CEM, Centro di Educazione Musicale della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, sezione della Civica aperta a chiunque, anche ad adulti sprovvisti di nozioni musicali che desiderino imparare a suonare gli strumenti musicali, cantare e fare pratica di musica d’insieme ad alto livello, si focalizza per il concerto dello Spazio Anteprima del 9 luglio sulla musica antica, con un repertorio vario e godibile.
Il titolo si ispira al primo pezzo in programma, il Ballo del Gran Duca di Sweelinck, brano per strumento a tastiera: il tema della composizione, elaborata in occasione delle nozze di Ferdinando I de' Medici e Cristina di Lorena, acquistò rapidamente nell'Europa secentesca una certa notorietà. Si passa subito dopo a una nota pavana anonima cinquecentesca dal carattere malinconico, La morte della ragione, che fa probabilmente riferimento all'Elogio della follia di Erasmo, con la sua distinzione tra dolce illusione dello spirito e tensione umana che scatena dall'Inferno le Furie vendicative.
Il programma avvicina il pubblico alle rarità della tradizione rinascimentale e barocca anche attraverso i celebri brani anonimi Ay linda amiga e Propinam de melyor, inclusi nel Cancionero de Palacio (Madrid, Biblioteca Real, MS II–1335), o Cancionero Musical de Palacio (CMP), un manoscritto spagnolo con alle spalle una lunga storia. Le opere in esso contenute furono infatti compilate in un arco di tempo di circa 40 anni, dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento fino all'inizio del XVI secolo. Il concerto prosegue con una grande vivacità di proposte: An dro, popolare danza bretone di influenza celtica; l'anonima ballata satirica del XVII secolo, My Thing Is My Own, in cui una fanciulla ribelle esalta la propria autonomia; le rinascimentali pavana Lesquercarde e gagliarda L'Esmerillonne del celebre editore e compositore fiammingo Pierre Phalèse; la raffinata aria del 1630 Se l’aura spira tutta vezzosa di Girolamo Frescobaldi; la dichiarazione d'amore appassionata e anonima Never love thee more, rielaborazione di una celebre poesia di corte del XVII attribuita a James Graham; la notissima Marche de triomphe composta dal maestro barocco francese Marc-Antoine Charpentier.
Si chiude con Jean Baptiste Lully, compositore, ballerino e strumentista italiano naturalizzato francese che trascorse gran parte della vita alla corte di Luigi XIV: di Lully si esegue, tra le altre composizioni, la Marche pour la cérémonie des Turcs da Le Bourgeois Gentilhomme. Commedia-balletto, quest'ultima, che vede nel 1670 la collaborazione tra Molière e Lully.
Alle 21.00 Di che fulgor, che musiche è quasi totalmente dedicato alle arie d’opera, inserite in un panorama musicale variamente assortito che vede la presenza dei maggiori e più celebri compositori: Mozart, Donizetti, Wagner, Puccini, Bizet, Cimarosa, Rossini.
Alle più note romanze si aggiunge la seducente rilettura musicale di Liszt di un sonetto petrarchesco tratto dal Canzoniere, il 104: Pace non trovo, et non ò da far guerra, in cui c'è tutta l'anima pianistica del compositore ungherese, che alterna passaggi drammatici e virtuosistici ad accenti dolci e appassionati. L'intensità dei versi di Petrarca, con il loro lacerante dissidio interiore generato dall'amore e costruito su paradossi, antitesi e ossimori (e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio) colpì profondamente Liszt. Il sonetto, insieme ad altri due inseriti nel Canzoniere, è incluso nella seconda raccolta degli Années de pèlerinage, nata durante il primo soggiorno romano del musicista.
La chiusura della serata coincide con la parte conclusiva dell'Orfeo ed Euridice di Gluck, opera rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna nel 1762 su libretto di Ranieri de' Calzabigi. Presso un magnifico tempio dedicato all'Amore, Orfeo, Euridice e Amore, con il coro, intonano un inno ed esaltano la vittoria finale del sentimento amoroso sulla morte: Trionfi Amore, / e il mondo intiero / serva all’impero / della beltà.